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I SEGRETI DELLA BATTAGLIA DI ANGHIARI

350px-Arezzo_anghiari_Battle_standard_leonardo_da_vinci_paintDopo i risultati dell’indagine compiuta dal National Geographic in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, comunica di voler trovare un accordo col Ministro della Cultura, Lorenzo Ornaghi, per il prosieguo delle ricerche.

Renzi ha così annunciato che scriverà una lettera al ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi per chiedere ”tutte le autorizzazioni del caso”

La Battaglia di Anghiari era una pittura murale di Leonardo da Vinci, databile al 1503 e già situata nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. A causa dell’inadeguatezza della tecnica il dipinto venne lasciato incompiuto e mutilo.

Nell’aprile del 1503 Pier Soderini, gonfaloniere a vita della rinata Repubblica fiorentina, affidò a Leonardo, l’incarico di decorare una delle grandi pareti del nuovo Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Si trattava di un’opera grandiosa per dimensioni e per ambizione, e che l’avrebbe visto faccia a faccia con il suo collega e rivale Michelangelo, a cui era stato commissionato un affresco gemello su una parete vicina, la Battaglia di Càscina.La scena affidata a Leonardo invece era la battaglia di Anghiari, cioè un episodio degli scontri tra esercito fiorentino e milanese del 29 giugno 1440; nel complesso la decorazione doveva quindi celebrare il concetto di libertas repubblicana, attraverso le vittorie contro nemici e tiranni. Come per altre sue opere, non sarebbe stato un affresco, ma una tecnica che permettesse una gestazione più lenta e riflessiva, compatibilmente col suo modus operandi, ovvero la tecnica dell’encausto, che adattò alle sue esigenze.Questa scelta tecnica si rivelò drammaticamente inadatta quando era ormai troppo tardi. Predispose due enormi pentoloni carichi di legna che ardeva, generando una temperatura altissima che avrebbe dovuto essiccare la superficie dipinta, puntandoveli direttamente. La vastità dell’opera non permise però di raggiungere una temperatura sufficiente a far essiccare i colori, che colarono sull’intonaco.

Per ragioni diverse nessuna delle due pitture murali venne portata a termine, né si sono conservati i cartoni originali, anche se ne restano alcuni studi autografi e copie antiche di altri autori. Perdute le ultime tracce dell’opera furono probabilmente coperte nel 1557 dagli affreschi del Vasari. È quindi logico supporre che Vasari abbia tentato, in qualche modo, di mantenere il dipinto, forse ricoprendolo; egli aveva una grande ammirazione per Leonardo e che non avrebbe  mai osato distruggere una sua opera, infatti ai lati del salone dipinse sei affreschi, simbolo della potenza dei Medici: da una parte la presa di Siena e dall’altra la sconfitta di Pisa. Su questa lunga parete sono stati fatti dei saggi esplorativi e la sorpresa è che emerso, al suo interno, un muro, ma non quello antico del palazzo, bensì uno nuovo, a ridosso, sul quale il Vasari ha fatto il proprio affresco. Si è scoperto inoltre che è stato lasciato un piccolo spazio vuoto, un’intercapedine, che tutelerebbe e proteggerebbe il dipinto leopardiano.

L‘indagine compiuta dal National Geographic in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, i cui risultati sono stati resi pubblici nel marzo 2012, sembrano confermare la presenza di pigmenti sottostanti l’affresco vasariano, compatibili con colori usati da Leonardo in altre opere. Ovviamente l’ipotesi, ma soprattutto il desiderio, che una così grande opera, anche se non riuscita, ma così carica di storia, ci sia ancora e che magari si trovi solo a poche decine di centimetri dall’osservatore, scatena le fantasie di molte persone. Un ulteriore particolare che ha acceso diverse fantasie, deriva proprio dall’affresco del Vasari dedicato alla Vittoria di Cosimo I a Marciano in val di Chiana, nello stesso salone, che reca dipinta una bandiera con la scritta «CERCA TROVA» di bianco in campo verde. Altre tre prove a supporto dell’ipotesi che vi siano resti della ‘Battaglia di Anghiari’, sarebbero forniti da tracce di lacca rossa, uno strato beige, dipinto a pennello.

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1 commento »

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